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“La Madonna dei due mari” – Un racconto di Ignazio Abbruzzo

 

foto ignazio

Un Fan della nostra pagina, ma soprattutto un amante di Fuerteventura e gran esperto di pesca “Ignazio Abbruzzo”, ci ha inviato questo bellissimo racconto ispirato a Corralejo e pieno di magia..

Ignazio Abbruzzo, un autore, ma anche un pittore e restauratore, nato in Sicilia e che attualmente vive a Milano.
Specializzato in racconti di pesca, ogni volta che ha la possibilitá, viene a Corralejo per sfruttare questa sua grande passione:

 

“La pesca interessa moltissime persone di qualsiasi nazionalità.. La pesca ha una sola lingua uguale per tutto il mondo. Certe foto poi parlan tutte le lingue.
Al porticciolo di Corralejo se avete fortuna troverete un maestro di pesca, ed alle spalle una signora di bronzo che scruta l’orizzonte….. se facciamo due passi verso il porto delle navi se buttiamo in acqua un po’ di pane vedremo affiorare pesci che non abbiamo mai visto.
C’è un posticino vicino al mare dove batte piano l’onda, vi sono scogli, una spiagetta, un porticciolo messo insieme apposta per noi. Si chiama jablito e si arriva da Corralejo in 10 minuti.
Con certi congegni possiamo vedere il fondo tappezzato dal bentos, da alghe multicolori, da donzelle, da tordi, da agostinelle, da occhiate e da saraghi e svariati gruppi di organismi,
stupende espressioni di vita ad opera della ninfa figlia di Proteo, divinità marina custode dei coralli e delle posidonie…
é raggiungibile in poco tempo e si possono vedere quelle meraviglie con speciali congegni chiamati occhi…”
I.A.

 

LA MADONNA DEI DUE MARI

Esteban se ne stava seduto vicino alla sua barca, con la mano appoggiata ai suoi attrezzi da pesca che una onda anomala aveva depositato insieme con la sua barca su un cumulo di sabbia vicino al porticciolo di Corralejo. Il mare si era calmato ed ora depositava sulla sabbia una alga che profumava di mare. Esteban era ancora tremante, pensava alla tempesta di prima.

 

Pescava con la tirlindana un attrezzo per raccogliere il filo di lenza e pescare a traina.
Ma quello che aveva agganciato non era un pesce normale, il marinero immergeva il raffio, ma anche se sembrava vicinissimo non riusciva a raggiungerlo.

 

Sulla superficie del mare cominciarono ad apparire delle cupole di due o tre metri che poi si trasformavano in grossi vortici. Strisce luminose come folgori si scagliavano contro la barca per poi sorgere dalla parte opposta. Tutto era diventato bianco , l’acqua era nel vento, il vento era nell’acqua. Le strisce luminose ora erano di grande intensità, si trasformavano in ruote che giravano in tutti i sensi, ora a poppa ora a prua. Le onde si rivoltavano in paurose cascate che se si fossero rivoltate sulla barca l’avrebbero spaccata in mille pezzi.

 

Il marinaio non si perse d’animo, legò l’ancora a rovescio e mollò tutta la corda. Viaggiava sopra l’onda alta , ma non riusciva ad andare avanti. Improvvisamente l’uomo fu preso da un vortice; a nulla più servivano le sue esperienze. Un vortice spaventoso che inghiottiva ogni cosa. Esteban non aveva dimestichezza con i santi, ma quella volta invocò la protezione della Madonna dei due mari.

 

La nonna glielo aveva consigliato prima di morire. La nonna che viveva in un paesino vicino allo stretto di Gibilterra. Se ti troverai in pericolo in mezzo al mare chiama la Madonna dei due mari, la madonna della fine del mondo, ti sentirà. Per gli anziani la fine del mondo era l’ultimo lembo della terra emersa, oltre lo scavalco dove qualcuno diceva d’aver visto le colonne di Ercole.

 

Esteban invocò la protezione della Madonna dei due mari, ma da quel momento non capì più niente. Si trovò chissà quanto tempo dopo su un cumulo di sabbia insieme con la sua barca, miracolosamente salvo , nello stesso punto dove ora toccava la sua tirlindana e i suoi attrezzi.

 

Appena chiuse gli occhi vide una ragazza vestita di seta che si muoveva come se nulla fosse accaduto: “Me lo regali quel pezzo di ferro che hai messo in tasca?” – “Te lo regalo, ma è solo un amo, l’amo che quel pesce mi ha aperto.”

 

“ Sei grande Esteban.” – “Io sono un semplice marinaio, non importo niente a nessuno.”

“ Per me sei importantissimo, sei un gioiello per me. Tua moglie Solear come sta?” – “ Sta bene, ma non andiamo molto d’accordo.”

“Lo so” rispose, “so tutto di te”.  La giovane prese un giglio di mare e gliene fece sentire il profumo.

 

Poi la bellissima giovane gli diede un bacio che sapeva di miele, che sapeva di rose. Miele e rose aulentissime.

“Ora so chi sei” – le disse Esteban – “sei la Madonna dei due mari.”

“Tu mi hai chiamato.”

 

Il marinaio raccolse i remi e le sue cose e si diresse verso casa. Solear attendeva il marito davanti alla porta. “Sono stata molto in pensiero per te.”
Il marinaio la strinse e la baciò sulla bocca.

 

“Ma cosa hai sulla bocca marito mio, sa di miele, il tuo respiro profuma di rose, ma cos’è questa sensazione, mi sento tremare tutta, mi viene da piangere.”
Esteban mise in tasca la mano, ma non trovò l’amo aperto dal pesce ,
Vi trovò invece un giglio di mare.

Autore : Ignazio Abbruzzo